Al Burlo-Garofolo abortire non è un problema

L’ospedale Burlo-Garofolo risponde a tutte le richieste di interruzione volontaria di gravidanza. A Trieste le donne che intendano abortire trovano una struttura che le assiste nei tempi previsti dalla legge.

Sono stati 349 gli interventi di interruzione volontaria della gravidanza al Burlo nel 2016. Un dato in linea con quello degli anni precedenti: 323 nel 2015, 334 nel 2014. Le difficoltà avute da donne residenti in altre regioni d’Italia, in Friuli Venezia Giulia non si riscontrano. In linea di massima una Ivg viene garantita con tempi brevi di attesa: il 68% esegue l’intervento entro 14 giorni dal rilascio della certificazione; il 23,6% attende tra i 15 e i 21 giorni; il 6% tra i 22 e i 28 giorni.

Altro dato interessante che forse spiega meglio questi numeri elevati di aborti, è quello che il Friuli è tra le regioni italiane con la percentuale più bassa di obiettori di coscienza, cioè di medici che si rifiutano di praticare l’interruzione volontaria di gravidanza. Secondo i dati del 2016 del ministero della Salute, il 58,4% dei ginecologi friulani è obiettore. La percentuale più bassa di ginecologi obiettori di coscienza si registra in Valle D’Aosta con il 13,3%. Tra le più alte invece il Molise, il Trentino Alto Adige ed il Veneto (77%), o Basilicata e Lazio con l’88,1%.

Gli obiettori di coscienza ci sono quasi in tutte le strutture, ma non in numero tale da non garantire il rispetto della legge 194 del 1978 che prevede che l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) possa essere richiesta entro il 90.o giorno di gestazione mentre l’interruzione terapeutica (Itg) entro il 180esimo giorno. La situazione negli ospedali della regione consente dunque di garantire alle donne una libertà di scelta acquisita con l’introduzione della legge 194 nel ’78 e confermata nel 1981 dai cittadini attraverso un referendum abrogativo.

Nonostante questo però il numero degli aborti è diminuito tra le donne italiane negli ultimi anni. Aumenta invece la percentuale di donne straniere che ricorre all’interruzione volontaria di gravidanza. Un fattore forse determinato da una crescita della loro presenza sul territorio. Le straniere ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza in misura quasi 4 volte più elevata rispetto al tasso registrato fra le italiane.

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